Battaglia dell’acqua tra Veneto e Trentino. Bottacin: «La priorità è bere e lavarsi»

Corriere delle Alpi del 9 maggio 2017 –

Siccità e contrasti sul rilascio dagli invasi a monte dell’Adige. Bottacin: «La priorità è bere e lavarsi»
Battaglia dell’acqua tra Veneto e Trentino

VENEZIA Quando la coperta è stretta, si inizia a litigare. È quanto sta accadendo tra Veneto e Trentino- Alto Adige per il problema della scarsità d’acqua nei fiume Adige per la siccità che perdura da ottobre e che in Veneto in alcune zone è la peggiore degli ultimi vent’anni.

Il Veneto ha chiesto al Trentino di aprire i rubinetti dei bacini montani per dare una maggiore portata all’Adige che in foce è in forte sofferenza. Il Trentino dapprima ha risposto positivamente e dopo una settimana (senza che a valle si sia visto alcun effetto concreto) ha cambiato idea e ha detto che l’acqua è poca anche per loro e che non possono più continuare. Risposta irricevibile per l’assessore regionale all’Ambiente, Giampaolo Bottacin, già presidente della Provincia di Belluno; «È una legge nazionale, e va rispettata», tuona ricordando che «il maggior rilascio dai bacini montani (l’Adige nasce in Trentino e arriva a sfociare in Veneto) è stato imposto dallo Stato, ovvero dall’Autorità di bacino, proprio in base alle legge quadro dell’Ambiente che dà massima priorità per l’uso all’utilizzo dei corpi idrici per uso potabile umano, quindi all’agricoltura, poi a tutto il resto».

Anche sulle cifre Veneto e Trentino sono i totale disaccordo: nella riunione di coordinamento dopo la proclamazione dello stato di emergenza siccità nel Veneto, si era trovato un delicato accordo con i gestori dei bacini del Trentino-Alto Adige per il rilascio di 80 90 metri cubi al secondo per tamponare l’emergenza. «Ma da noi in Veneto, a Rovigo, l’Adige era arrivato a meno di 20 metri cubi al secondo», precisa Bottacin, dichiarando di «non capire» dove sarebbe finita l’acqua che i Trentini dicono di aver dato e che avrebbe svuotato i loro bacini al punto di non poter più proseguire con l’aiuto promesso.

Nella foce dell’Adige, zona di Rosolina e Albarella, il problema è molto serio, perché la scarsa portata dell’acqua dolce del fiume, provoca la risalita del cuneo salino dal mare, in una zona non solo molto delicata per le colture (il pregiato radicchio) ma che anche dal punto di vista della popolazione dipende dall’Adige (attraverso il depuratore) per l’approvvigionamento dell’acqua dei rubinetti. La risalita del cuneo salino in questo caso rende impossibile l’uso del depuratore. Ci sono tra le 150 e le 200 mila persone che rischiano di non avere acqua potabile.

Silvia Giralucci