Armaroli (Cnr): in futuro l’energia solo da fonti rinnovabili

Dal Corriere delle Alpi del 25 settembre 2017Armaroli (Cnr):
«Non abbiamo scelta il futuro è questo»

La transizione verso un “mondo pulito” già è iniziata. Nei prossimi anni serviranno coscienza e lungimiranza per arrivare alla copertura dell’intero fabbisogno energetico con le sole fonti rinnovabili. Di rischi, nuove sfide e conversione abbiamo parlato con Nicola Armaroli, 51 anni, dirigente di ricerca del Cnr, esperto in nuovi materiali per la conversione dell’energia solare. Ha pubblicato oltre 200 lavori e sette libri ed è direttore della rivista “Sapere”.

Professore, arriveremo a soddisfare il fabbisogno energetico mondiale con le sole fonti rinnovabili?
«È tecnicamente possibile e non vi è alternativa. Il sole invia sulla Terra, in un’ora, l’energia che l’umanità consuma in un anno.
È l’unico apporto che la Terra riceve dall’esterno ed è la soluzione definitiva. La transizione è già incominciata ma serviranno almeno 30 anni».

Stiamo vivendo l’ultima era del petrolio?
«Il petrolio vive una crisi profonda. Il prezzo resta basso per una guerra tra produttori, terrorizzati all’idea che il trasporto elettrico prenda piede. I giacimenti di petrolio “facile” si svuotano, quelli nuovi sono ormai tutti “non convenzionali” (ad esempio a grande profondità in mare) con costi economici e ambientali enormi. I margini di guadagno sono ormai irrisori: i distributori si trasformano in negozi o bar.
È il segnale che un’epoca sta per finire».

Quali sono le fonti rinnovabili più promettenti e utilizzate?
«Quasi tutte le rinnovabili derivano dal sole: ad esempio vento, flussi fluviali e biomasse sono solari indirette. Al consumatore servono elettricità e combustibili. Sulla prima siamo a buon punto, le rinnovabili coprono già il 25% della domanda elettrica mondiale con eolico e fotovoltaico in grande crescita. Sui combustibili siamo più indietro: dovremo spostarci sull’elettrico, a partire dai trasporti».

Quali paesi stanno spingendo di più sull’energia pulita?
«Quasi tutti, inclusi i paesi produttori di petrolio. La Cina è leader mondiale: le rinnovabili battono da anni carbone e nucleare. Il ritorno di Trump al carbone è un bluff, gli Usa non potranno rinunciare alla supremazia tecnologica nei settori energetici innovativi. L’India annuncia un grande piano per la mobilità elettrica. In Italia abbiamo raggiunto ottimi risultati, ma da tre, quattro anni stiamo frenando».

L’uso del metano può frenare la corsa alle rinnovabili?
«La frenesia italiana sul metano frena le rinnovabili. La strategia energetica nazionale è imperniata sul gas, che è un combustibile fossile meno inquinante degli altri ma non immacolato. Il metano è un potente gas serra e le perdite di rete hanno minato la sua reputazione».

Le rinnovabili sono una soluzione per i paesi in via di sviluppo?
«Sì, per molte ragioni. I costi sono in forte calo e i flussi (sole, vento, acqua) sono ovunque. Le rinnovabili elettriche possono operare su piccola scala in regioni remote senza la necessità di grandi infrastrutture».

Ci sono ostacoli alla transizione energetica?
«Il flusso solare è sterminato, ma va convertito in energia utile: occorrono convertitori e accumulatori, e per fabbricarli servono risorse minerarie, che si ottengono scavando la crosta terrestre come per i combustibili fossili. Le risorse sono limitate e la transizione energetica avrà successo solo se sapremo realizzare un’economia circolare».

Rino Bucci