Appello alle Regioni per decreto rinnovabili idroelettrico

Comunicato 09 ottobre 2018

Il COORDINAMENTO NAZIONALE TUTELA FIUMI – FREE RIVERS ITALIA ha inviato alla Presidenza delle Regioni il seguente APPELLO affinché la bozza del Decreto rinnovabili che attualmente sta raccogliendo il parere – non vincolante – delle Regioni non venga modificato in senso peggiorativo.

Si prega di dare all’iniziativa la massima visibilità e si ringrazia in anticipo

Free Rivers Italia

L'iniziativa è sostenuta dalle Associazioni:
        CIPRA Italia                                              
        Mountain Wilderness                                     
        LIBERA Nomi e Numeri contro le mafie                                    
        Ecoistituto Veneto “Alex Langer”                
        Italia Nostra Sezione di Belluno                
        Gruppo Promotore Parco del Cadore               

        per tutte: Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore 

 

Oggetto: Incentivazione impianti idroelettrici. Appello ai Presidenti di Regione affinché la bozza DM rinnovabili non subisca modiche peggiorative.

La bozza di decreto incentivi alle Fonti Energetiche Rinnovabili non rinnova l’incentivazione a buona parte degli impianti idroelettrici installati su corsi d’acqua naturali, mantenendola inalterata per gli impianti su corsi d’acqua artificiali, acquedotti, sfruttamento dei deflussi minimi vitali.

Se confermata senza modifiche peggiorative, costituirà un primo passo importante nella direzione della salvaguardia dei nostri fiumi e torrenti

Essa può permettere, purtroppo assai tardivamente, di tutelare quello che rimane dei corsi d’acqua italiani dopo che, dal 2009, sono stati autorizzati e costruiti circa 2000 nuovi impianti, mentre la produzione e la potenza installata è rimasta sostanzialmente invariata.

Numero impianti

Anno 2009

Numero impianti

Anno 2010

Numero impianti

Anno 2017

P<1MW 1270 1727 3085
>1MW (P)< 10MW 682 700 888
tot 1952 2427 3973

(fonte GSE)

A breve il DM dovrà ottenere il parere, peraltro non vincolante, delle Regioni italiane

Ci auguriamo che nell’esprimere questo parere le Regioni tengano conto dei seguenti fattori:

  • È ormai ampiamente riconosciuto non solo in Italia ma in tutta Europa e nel mondo che il contributo energetico degli impianti idroelettrici di piccola taglia al fabbisogno nazionale è poco significativo, del tutto marginale.

  • L’ingente investimento economico destinato agli incentivi agli impianti idroelettrici di piccola taglia, a carico dei cittadini in bolletta, potrebbe essere dirottato su investimenti più produttivi ed efficaci dal punto di vista energetico e del ritorno occupazionale.

  • La fonte idroelettrica è ormai ipersfruttata e non esistono più margini di sfruttamento sui corsi d’acqua naturali se non distruggendo ambienti residuali nonché le economie di territori che puntano molto sulla risorsa “ambiente-integro” di cui il fiume è componente essenziale.
    Molti impianti hanno già determinato impatti rilevanti sugli ecosistemi e sulle economie montane che, per buona parte, si sostengono sul turismo legato alla montagna (canoa, torrentismo, rafting, balneazione, escursioni, ciclismo ecc.). .
    E’ opportuno sottolineare che il danno alle economie dei territori montani non è minimamente compensato dai proventi
    della tassazione degli impianti.
    Inoltre, il ritorno economico che ne può derivare ai Comuni, alle Province e alle Regioni attraverso la tassazione è frutto di una partita di giro in cui i cittadini sborsano dei soldi per finanziare impianti poco produttivi e ambientalmente dannosi. A beneficiare degli incentivi sono per lo più società private che restituiscono una minima parte (molto inferiore al 10 %) dei loro introiti sotto forma di canoni, sovracanoni o tasse.

  • ATTENZIONE: gli impianti che non danneggiano il territorio, quelli cioè su acquedotti, fognature e reti artificiali, mantengono l’incentivazione.

Non bisogna dimenticare inoltre che l’Italia è in una fase pre-contenziosa per mancato rispetto delle Direttive Europee Acqua Habitat e VIA relativamente alle procedure autorizzative di questi impianti (procedure di competenza delle Regioni Italiane) che potrebbe sfociare in una procedura di infrazione, visto l’enorme numero di impianti realizzati negli ultimi anni su corsi d’acqua naturali, in spregio alla normativa europea.

Vogliamo sperare che la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente, che figura a più riprese nei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU e che sta diventando sempre di più obiettivo primario di larghe fasce di popolazione, non troverà indifferenti i Governatori delle Regioni e gli Amministratori delle Province e dei Comuni italiani: sta nella loro responsabilità vigilare perché il DM in oggetto non subisca modifiche peggiorative che alla fine pagheremmo tutti.

Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia

05 ottobre 2018