Allarme siccità – in Veneto manca un terzo del’acqua

Dal Gazzetino del 24 gennaio 2017

Allarme siccità – in Veneto manca un terzo del’acqua

Non piove e per il Veneto è allarme siccità. I dati che arrivano dall’Arpav sono impietosi: nel mese di dicembre sono caduti 2 millimetri di pioggia, quando solitamente se ne dovrebbero avere un’ottantina. Le precipitazioni sono in sostanza cancellate e se si mette a confronto la media stagionale calcolata nel ventennio dal 1994 al 2015 di 327 millimetri totali, con quella del trimestre 1 ottobre-31 dicembre 2016 pari a 228 millimetri, ne scaturisce che l’apporto d’acqua è sceso del 30 per cento (ed era andata ancora peggio negli ultimi 90 giorni del 2015, con 149, il 55 per cento in meno). Una situazione difficile, che già si era vista l’anno scorso e non accenna a migliorare neanche in queste ultime settimane caratterizzate, peraltro, dal gelo. Da Capodanno, infatti, si sono avuti appena 10-25 millimetri sul Veneto centrale; 2-10 sulle Prealpi; e 1-10 sulla parte meridionale. I fiumi, su tutti il Piave, sono in secca solo il Po beneficia ancora delle abbondanti piogge di novembre in Piemonte mentre in montagna manca la neve e le nevicate di una decina di giorni fa hanno prodotto risultati irrisori, dai 5 ai 15 centimetri sopra i 2mila metri. «I mutamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti dice il presidente di Anbi Veneto, Giuseppe Romano È in corso una sorta di tropicizzazione per cui ai periodi di grande siccità fanno poi da contraltare eventi meteorologici eccezionali».
La crisi preoccupa i consorzi di bonifica che parlano di segnali di siccità vera su gran parte della pianura padana ed estrema in alcune località del portogruarese. L’assessore regionale Giuseppe Pan sottolinea come «l’ultima perturbazione non sia stata sufficiente per rigenerare la riserva idrica e di fronte ai cambiamenti in atto dobbiamo fissarci come obiettivo quello di trattenere l’acqua quando ce n’è in abbondanza, per rilasciarla in periodi in cui manca».
Secondo Anbi Veneto, la criticità attuale rischia di diventare perenne; di ridurre del 20-30 per cento la produzione agricola che oggi è la prima realtà del Paese con un valore di 5 miliardi e mezzo l’anno; e di peggiorare i problemi legati alla mancanza di un’infrastrutturazione adeguata. «Nella nostra regione rileva Romano esiste una zona pedemontana e di alta pianura di 200mila ettari con irrigazione strutturata e un’area di 400mila ettari di media-bassa pianura con irrigazione di soccorso che necessita di essere migliorata. È necessaria una politica di investimenti importanti, ma ancora aspettiamo l’applicazione del Piano operativo nazionale, i 300 milioni di euro messi a disposizione non sono sufficienti».
La mancanza di pioggia incide anche sull’inquinamento perché le polveri sottili ristagnano peggiorando la qualità dell’aria, tanto che in quasi tutte le province, con Venezia in testa, i limiti sono stati superati in più della metà dei giorni del nuovo anno.