Comelico, allarme per le condizioni del Piave

Corriere delle Alpi  03-03-2015,
I pescatori del Bacino 1 in allarme per le condizioni del Piave

SANTO STEFANO DI CADORE Allarme, tra i pescatori, per le condizioni del fiume Piave e dei corsi d’acqua che lo sorreggono nell’Alto Bellunese. L’acqua non è un bene comune, di tutti, ma è un affare di pochi, è stato detto all’assemblea di domenica, a Santo Stefano di Cadore, del Bacino 1 Comelico Sappada, l’associazione titolare della concessione di acquacoltura e pesca dell’Alto Bacino del Piave.

La relazione predisposta dal coordinatore Mauro Gant mette pesantemente sotto accusa gli interventi reiterati di «regimazione fittizia e di cosiddetta difesa idrogeologica in aree naturali incontaminate o protette anche dalle norme europee, con ricorso a tecnologie di edilizia pluviale superate che procurano impedimento alla rituale circolazione dei salmonidi in riproduzione naturale con l’edificazione di opere di interruzione della continuità fluviale, di distruzione dei “letti di frega” con pavimentazioni dei fondali tra soglia e soglia». I pescatori del Bacino 1 denunciano anche l’instabilità degli alvei dovuta ad alcuni tipi di sfruttamento, particolarmente quello idroelettrico, che «genera carenza o totale presenza di colonizzazione di letti fluviali». Scompare il potere autodepurante dei corsi d’acqua.

Viene eliminata la biodiversità. E via elencando. Gant mette sotto accusa anche il ventaglio di maxi e mini “monumenti” eretti a sbarrare il corso di torrenti e il corollario di briglie e soglie con rinforzo di materiali o contro briglie insuperabili, «quanto superflui ed antiestetici». La relazione fa proprie, in merito a questa problematica, le tesi del professor Luigi D’Alpaos, rilevando l’eccessivo sfruttamento del Piave. Con una precisa denuncia: «Molto spesso nei disciplinari di concessione la portata minima di rispetto da mantenere a valle di una derivazione è definita in modo del tutto generico, con formulazioni che si prestano ad interpretazioni non univoche.

Ne approfittano gli utilizzatori meno scrupolosi per i quali anche la totale sottensione della portata fluente sembra essere consentita, comunque non condizionata dalle conseguenze che si producono sul corso d’acqua a valle». Secondo l’associazione, le conseguenze del mancato mantenimento in alveo di portate sufficienti a modellare con la dovuta continuità l’alveo stesso del fiume influenzano negativamente la vita animale e vegetale lungo il corso d’acqua e, soprattutto, la sua capacità a garantire il deflusso regolare delle maggiori piene. Particolarmente pericolosi risultano gli effetti della diversa evoluzione morfologica degli alvei a deflusso regolato come l’innaturale crescita della vegetazione in alveo e la tendenza alla canalizzazione delle acque, con la presenza, nelle zone un tempo di pertinenza del fiume, di vaste isole non più sommergibili nemmeno dalle piene.

Soffermandosi in particolare sulla situazione del Piave, si osserva con preoccupazione che il sistema delle attuali concessioni non si colloca nel suo complesso al di sopra delle effettive disponibilità idriche del fiume, già a partire dalle sorgenti, sotto il Peralba, sino alla confluenza dell’Ansiei. La relazione parla di comportamenti «insensati quanto arroganti, soprattutto dettati da insensibilità appaiata ad una macroscopica, gratuita ignoranza professate in buona misura nell’ultimo ventennio».

La relazione fa proprie anche le tesi critiche dell’ingegner Pietro Sommavilla, esperto consulente nel campo dello sfruttamento a scopo energetico della risorsa idrica, in particolare quella secondo cui l’idroelettrico non ha più niente da innovare e, soprattutto, che in futuro acqua non ce ne sarà più.

Francesco Dal Mas