ABC Belluno, l’intervento

Conferenza stampa Acquatona-Sappada 21 luglio 2018, intervento Comitato Bellunese Acqua Bene Comune

La storia di questi due impianti inizia in Veneto e finisce in Friuli.

Il Piave è lungo 222 km, di cui circa 200 consecutivamente derivati.

L’unico tratto esente da derivazioni sono i circa 28 chilometri dalla sorgente alla diga del Tudaio: a nostro avviso questo argomento è sufficiente per dichiarare improcedibili le domande.

Su questo tratto il Comune di Sappada ha presentato ben due progetti di impianti idroelettrici, che ora sono di competenza della Regione FVG.

Il primo progetto, quello su cui le Associazioni hanno presentato ben 2 ricorsi, è a monte del centro abitato, in val Sesis, con opera di presa nei pressi del Rifugio Piani del Cristo a quota 1411 m e rilascio vicino al mulino di Sappada.
Questo tratto di Piave avrebbe tutti i motivi per essere tutelato: è inalterato (cioè di “stato elevato” ) ed è anche “sito di riferimento”.

I “siti di riferimento” sono porzioni di corpi idrici “indisturbati”, idonei a determinare le condizioni (idromorfologiche, fisico-chimiche e biologiche) di riferimento per ciascun tipo di corpo idrico e, dunque, si tratta di aree essenziali per il rilevamento delle caratteristiche dei bacini idrografici e l’analisi dell’impatto esercitato dall’attività antropica. Per la loro specifica funzione, debbono essere mantenuti assolutamente INVARIATI nella loro naturalità onde consentire il monitoraggio nel corso degli anni.

Sui torrenti naturali e sui “siti di riferimento” NON si possono realizzare impianti, ma questo non ha impedito alla Regione Veneto di autorizzare questo progetto ignorando i divieti.
Questo è potuto succedere a causa del ritardato recepimento da parte dell’Italia e della Regione Veneto delle Direttive Europee Acque e Habitat.
Tale ritardo continua a giustificare scelte contrarie a tutte le normative di tutela introdotte negli ultimi anni dallo Stato italiano e dalla Regione Veneto per recuperare il ritardo del recepimento delle Direttive europee. Di fatto le richieste già presentate vengono esonerate dal rispetto della legge, e il Piave Val Sesis ne è una dimostrazione: un impianto che a norma di legge non dovrebbe essere fatto viene invece autorizzato.

Contro il rilascio dell’autorizzazione Piave-Sesis, nel 2014 le associazioni hanno presentato ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma.

Il ricorso ha denunciato come la Commissione Regionale VIA nel giugno 2013 abbia espresso un voto favorevole nonostante le valutazioni negative espresse dai rappresentanti dell’A.R.P.A.V. presenti, che ricordavano le “caratteristiche elevate” del tratto di fiume interessato e la sua conseguente inidoneità all’installazione di impianti idroelettrici trattandosi per di più di un “sito di riferimento”

Nel dicembre 2017 il Tribunale, pur prendendo atto delle incongruenze presenti nell’iter autorizzativo e pur consapevole che il tratto dalle sorgenti a Sappada è di classe “elevata” nonché “sito di riferimento”, e che la derivazione concessa ne avrebbe determinato lo scadimento di stato (da “elevato” a “buono”), ha rigettato il ricorso con la motivazione che l’autorizzazione è stata rilasciata (il 3 ottobre 2013) precedentemente alla corretta classificazione (avvenuta pochi giorni dopo, il 28 ottobre 2013), condannando le Associazioni ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali.

Tutto questo senza tener conto della procedura EU PILOT 6011/20174 ENVI in corso, nell’ambito della quale la Commissione Europea ha contestato alle autorità italiane la violazione della Direttiva Acque anche in relazione all’errata (od omessa) classificazione dei corpi idrici.

Quindi non solo la Regione Veneto ha autorizzato l’impianto in violazione delle Direttive Acque e Habitat, ma anche il Tribunale delle Acque di Roma, massimo organo di giudizio italiano in materia di acque, ha assegnato prevalenza alla normativa interna rispetto a quella europea – che invece prevale su quella degli stati membri – avvallando il rilascio di una concessione idroelettrica sulla base di atti istruttori presupposti che hanno illegittimamente autorizzato il peggioramento dello stato di qualità del torrente Piave in violazione del principio di non deterioramento.

Per impedire la realizzazione di questo impianto i cittadini e le associazioni sono arrivati al secondo grado di giudizio, depositando un ricorso in Cassazione poche settimane fa. Oltre 20.000 euro dei cittadini sono andati a tutelare un corso d’acqua che è già tutelato dalla normativa europea ed italiana.

Va specificato che la soluzione ci sarebbe, in quanto l’impianto della Val Sesis non ha ancora ottenuto la Concessione a derivare. Il rilascio della Concessione è ora di competenza della Regione Friuli Venezia Gulia e siamo qui a chiedere che la stessa tuteli il primo tratto della Piave e, a differenza del Veneto, rispetti le leggi.

Il secondo impianto progettato dal Comune di Sappada, a valle dell’abitato, che intuba la Piave all’Acquatona, ha presa a borgata Lerpa e rilascio, dopo un tratto derivato di 2500 metri, alla confluenza del Cordevole di Visdende (anche esso – per inciso – oggetto di domanda).
Prevede di derivare per 300 giorni all’anno una portata massima di 2006 litri al secondo e media di 963 con un dmv di 580 litri. La producibilità stimata 6.776.761 kWh/anno (cioè questo impianto compensa energia di 4 voli Milano – New York)
La domanda originaria è del 06.04.1984 (a dimostrazione che queste domande non muoiono mai). Progetto aggiornato nel 2012 e poi nel luglio 2016 dalla soc. Laut Engineeering a firma ing. Alberto Voltolina.
Il progetto, che deve essere sottoposto alla procedura di VIA – vedi delibera regione Veneto – è ora di competenza del Friuli Venezia Giulia.

In considerazione del grande valore ambientale e paesaggistico di questi luoghi, meritevoli di ben altro tipo di valorizzazione, siamo qui a chiedere alla Regione FVG di rigettare ambedue i progetti dando prova di sensibilità e di rispetto delle normative.

Comitato Bellunese Acqua Bene Comune

 

DATI PROGETTO PIAVE SESIS

Superficie bacino alla presa 10.40 [km2]
Portata specifica media annua del bacino 37 [l/s km2]
Portata media annua del bacino 0.384 [l/s]
Quota griglia di presa 1411.00 [m s.m.m.]
Quota pelo morto superiore 1410.54 [m s.m.m.]
Quota pelo morto inferiore 1285.66 [m s.m.m.]
Salto lordo 124.88 [m]
Lunghezza condotta forzata / tratto derivato circa 1600 [m]

Portata massima di concessione 0.300 [m3/s]
Portata media di concessione 0.237 [m3/s]
Potenza nominale 290 kW
Potenza massima 325 kW

Producibilità 1584811 kwh/anno

DATI PROGETTO Piave Acquatona

Caratteristiche attuali dell’impianto nella versione 2016:

portata max richiesta 2006 litri sec
portata media concessione 963 litri sec
salto 104 metri
presa quota 1162 mslm
restituzione quota 1057
potenza media 989 KW
dmv di progetto 580 lt/sec
producibilità stimata 6’776’761 kWh/anno
consumo di suolo superficie occupata dal complesso delle opere 8658 m2
lunghezza condotta 2270 metri
diametro condotta 1200 mm e 1000 mm
condotta sotto strada per ca 1000 m, in microtunnel 145 m, in versante 970 m
lunghezza tratto derivato circa 2500 metri
bacino sotteso alla presa 50 km2