Abusi in Val del Mis, il Parco parte civile

Dal Corriere delle Alpi dell’8 marzo 2107

Inizia il processo.La Procura contesta a Valsabbia di aver realizzato un’opera in maniera diversa dal progetto
Abusi in Val del Mis, il Parco parte civile

VALLE DEL MIS. «Ci siamo, per tutelare gli interessi del Parco». Il vicepresidente del Parco nazionale Dolomiti bellunesi ha già firmato il decreto con il quale l’ente che guida (la presidenza è vacante da oltre un anno e mezzo) si costituirà parte civile nel processo che vede imputati l’amministratore delegato di Eva Valsabbia, il direttore dei lavori e l’amministratore delegato della Alpenbau, la ditta che effettuò i lavori. «Mi sembra doveroso», spiega Zaetta. «Sono passati molti anni dalla vicenda della centralina idroelettrica in Valle del Mis, ma speriamo che questo processo faccia chiarezza nel merito del rispetto delle normative».

Zaetta è arrivato nel direttivo del Parco quando il cantiere di Valsabbia in Val del Mis era già stato chiuso e dopo la famosa sentenza della Cassazione che ha dato ragione al Wwf e alle associazioni ambientaliste e fermato i lavori. Sa bene che il Parco aveva rilasciato l’autorizzazione a realizzare quella centralina, ma: «A quanto leggo parte della costruzione sarebbe stata eseguita in difformità al progetto che era stato approvato. Quindi il Parco si è costituito parte civile perché è doveroso tutelare la mission dell’ente». Prima di firmare il decreto, Zaetta ha sentito i suoi consiglieri, «e tutti si sono detti d’accordo», conclude il vicepresidente. «Mi auguro che tutti gli enti pubblici che sono parte offesa in questo procedimento si costituiscano parte civile. Sarebbe un gesto importante». (a.f.)di Alessia Forzin wVALLE DEL MIS Abusi edilizi e ambientali. Inizierà martedì con il Parco come parte civile il procedimento penale che vede imputati, in concorso, l’amministratore delegato di Eva Valsabbia Pietro Bonomini, il direttore dei lavori Dario Mattiuzzo e Georg Niederkofler, amministratore delegato della Alpenbau di Trento, l’impresa che ha effettuato i lavori contestati dalla Procura di Belluno.

Abusi contestati durante i lavori per la costruzione dell’impianto idroelettrico in Valle del Mis. Valsabbia e l’azienda trentina avrebbero realizzato una pista lunga 250 metri e larga tre per posare una condotta di adduzione dell’acqua in maniera diversa da quanto previsto nel progetto (che era stato autorizzato con delibera regionale nel 2009, dopo che si era espressa positivamente la commissione regionale Via, Valutazione di impatto ambientale). La pista ha alterato i luoghi, vincolati dal punto di vista paesaggistico e ambientale visto che si trovano a meno di 150 metri dal torrente Mis e all’interno del Parco nazionale Dolomiti bellunesi, in area boscata e gravata dal vincolo di uso civico. Questo è il primo addebito. Questi interventi, inoltre, sarebbero stati realizzati all’interno del Parco nazionale ma senza che ci fosse il nulla osta dell’ente. Infine, con l’opera contestata sarebbero stati occupati dei terreni che si trovano nel territorio del comune di Gosaldo e che sono ad uso civico. Il Comune di Gosaldo è parte offesa, insieme all’ente Parco, alla Soprintendenza Belle arti e paesaggi per le province di Padova, Treviso, Belluno e Venezia, alla Regione e alla Provincia. Il Parco si è già costituito parte civile. Il vicepresidente Zaetta ha già firmato il decreto necessario. La Provincia deciderà oggi ma l’orientamento è il medesimo dell’ente di Villa Binotto.

Il Comune di Gosaldo deve ancora decidere il da farsi («ma lo faremo entro martedì», assicura il sindaco Giocondo Dalle Feste) mentre per quanto riguarda la Regione se ne saprà qualcosa oggi, sentita l’avvocatura regionale. L’inchiesta è nata quattro anni e mezzo fa. Era la fine di agosto del 2012 quando la Procura iniziò ad indagare nei lavori di costruzione della centrale idroelettrica di Eva Valsabbia in Valle del Mis, per quanto riguarda la pista che avrebbe dovuto ospitare i tubi di adduzione dell’acqua dell’impianto, a Canale del Mis – Col del Pit. Nell’autunno dello stesso anno, invece, arrivò la sentenza della Cassazione, che diede ragione al Wwf e annullò tutti i provvedimenti autorizzativi ottenuti da Valsabbia. La società fu costretta a interrompere i lavori, con il corpo della centrale ormai costruito in gran parte. Il cantiere da allora è rimasto inalterato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA