ABC: Adesso Basta Centrali

CENTRALINE, ISTRUZIONI PER L’USO


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  • Cosa sono le “Centrali idroelettriche”?

Sono impianti che derivano l’acqua dai fiumi e dai torrenti per trasformare la loro energia in elettricità.

  • E le “Centraline”? Perché il diminutivo?

Il diminutivo è generalmente utilizzato per individuare quelle la cui potenza nominale è inferiore a 1 Mega Watt, per le quali cioè il prodotto della portata media derivata (in metri cubi al secondo) per il salto utile (poco più della differenza di quota, in metri, tra la presa e la centrale di trasformazione), è compresa tra zero e cento.

  • Possiamo farne un esempio, tanto per avere una idea?

Per avere la potenza nominale di 1 MW si può derivare, mediamente nel tempo,  un metro cubo al secondo per circa 2 chilometri, se il torrente ha pendenza del 5 per cento; oppure turbinare, sotto il Ponte della Vittoria a Belluno, 33333 litri al secondo su un salto di una traversa alta 3 metri.

  • Perché vi sono critiche dal punto di vista ambientale?

In primis, perché la forte diminuzione della portata dei corsi d’acqua altera fortemente, spesso fino all’estinzione, gli ecosistemi (pesci, in primo luogo, ma non solo) che vivono e prosperano per la presenza stessa dell’acqua.

  • Perché vi sono critiche anche dal punto di vista economico?

Perché il costo di produzione dell’energia elettrica con le “centraline” è di gran lunga superiore a quello di mercato. Cioè, come vedremo tra poco, senza incentivi non vi sarebbe alcuna convenienza a realizzare questo tipo di impianti.

  • Perché allora vi è questo proliferare di domande di concessione per l’impiego dell’acqua (bene comune) a questo scopo?

Per l’esistenza di una legge nazionale che assegna un contributo sostanziale, i cosiddetti incentivi, agli “imprenditori” che si propongono per la costruzione e l’esercizio (generalmente per lungo tempo, dell’ordine di 20 anni) delle “centraline”. Grazie agli incentivi la energia prodotta da questi impianti viene remunerata a un prezzo circa triplo rispetto a quello corrente di mercato.

  • Quali sono l’incidenza sul fabbisogno energetico e l’ordine di grandezza dell’impegno finanziario di queste operazioni, e chi li paga questi incentivi?

In tutta Italia ad oggi sono state presentate domande per circa 2000 “centraline” (oltre 150 nella sola Provincia di Belluno, dove l’artificializzazione dell’asta della Piave è già del 90 per cento, record negativo europeo); l’incidenza complessiva sul fabbisogno di energia è di circa il 2 per mille (mediamente ogni centralina produrrebbe un milionesimo del fabbisogno); l’ordine di grandezza dell’impegno finanziario, soldi dei cittadini in massima parte regalati agli “imprenditori”, è dell’ordine di 1 miliardo di euro all’anno (20 miliardi di euro, in 20 anni);

  • Gli “imprenditori” sono generalmente enti pubblici o privati?

Sono per lo più privati, perché gli enti pubblici in genere non hanno capitali sufficienti per questi “investimenti” e perché il soggetto pubblico non gode di alcuna priorità. Una ricerca effettuata sulle concessioni in Provincia di Belluno ha rilevato che la maggior parte delle concessioni è riconducibile a un ristretto numero di soggetti.

  • Si può dire, allora, che le cosidette “centraline”: producono un danno ambientale; non contribuiscono alla risoluzione dei problemi di approvvigionamento energetico; tolgono una quantità enorme di denaro dalle tasche dei contribuenti per metterlo nelle mani di pochi senza alcun vantaggio per la collettività?

Si, è proprio così!

  • Con chi ce la dobbiamo prendere?

Per primo con il Governo che ha emanato la legge che assegna gli incentivi alle “centraline”: domandatevi se possa trattarsi di un errore in buona o cattiva fede. Poi con l’Amministrazione Provinciale di Belluno (allora commissariata) che, unica nel Veneto, ha restituito alla Regione Veneto la propria delega (= facoltà di approvare o meno) in tema di idroelettrico. Infine, e soprattutto, con la Regione Veneto che, tenendosi ben strette le delega di cui sopra e consapevole dei danni economici e ambientali conseguenti, assegna le concessioni senza rispettare rigorosamente le procedure e disattendendo la direttiva europea sul tema delle acque.

  • Cosa dicono, al proposito, le istituzioni europee?

La direttiva europea impone di censire lo stato di salute di tutti i corsi d’acqua; di impedire il loro deterioramento; di tutelare i corsi d’acqua in condizione “eccellente”; di procedere al miglioramento della qualità di tutti, in genere, i corsi d’acqua.

  • Cosa ha fatto il Comitato ABC?

Il Comitato ABC esiste da oltre 15 anni e in particolar modo negli ultimi 6 ha promosso molteplici iniziative come incontri informativi, convegni, manifestazioni e presidi che hanno coinvolto complessivamente migliaia di bellunesi, raccolto 7000 firme, attivato un ricorso presso la Commissione Europea e vari ricorsi presso il tribunale superiore delle Acque, promosso un appello nazionale contro l’iper-sfruttamento idroelettrico sottoscritto da centinaia di associazioni sparse in tutta Italia e… bloccato un bel po’ di centraline…!