Risposta al senatore Fravezzi sugli incentivi all’idroelettrico

Comunicato dei firmatari dell’Appello nazionale 12 04 2015

Un articolo a firma Z.Sovilla apparso sull’Adige.it del 9 aprile scorso riporta la richiesta da parte del senatore trentino Vittorio Fravezzi (Upt) al ministro Federica Guidi di non cambiare i criteri per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici.

L’opinione del senatore è che «Il Governo dovrebbe mantenere gli stessi criteri di priorità nella redazione della graduatoria per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici, in particolar modo per gli impianti idroelettrici, previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio 2012. Qualora si modificassero tali criteri, si colpirebbe soprattutto la nuova generazione da rinnovabili, che è la via più genuina di utilizzo delle fonti pulite, bloccando un settore che finora ha dimostrato di avere grandi opportunità di crescita anche occupazionale».

Tutte le principali associazioni italiane che si occupano di ambiente e di fiumi, CAI centrale compreso, e oltre 100 associazioni e comitati locali sono di opinione ben diversa e hanno presentato nell’ottobre dello scorso anno un “Appello nazionale per la Salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico” accompagnato da un dossier “L’ energia verde che fa male ai fiumi ” che fanno il punto sulla situazione italiana dello sfruttamento idroelettrico.

Le richieste più urgenti contenute nell’Appello sono per una moratoria delle autorizzazioni e per la revisione del sistema degli incentivi.
I sottoscrittori ritengono che  sarebbe opportuno, per salvare quel che resta dei nostri corsi d’acqua, togliere gli incentivi da subito proprio a cominciare dai progetti non ancora approvati e iscritti negli elenchi del GSE.

Ad oggi in Italia sono attivi già 2000 impianti mini-idro, di cui 600 autorizzati negli ultimi anni; la loro produzione complessiva corrisponde a circa 1 millesimo di tutta l’energia che consumiamo in Italia in un anno e a circa 6 millesimi dell’energia elettrica consumata nel nostro Paese.

Tolta la foglia di fico dell’energia rinnovabile, quello che resta è un grande affare per arricchire pochi a spese della collettività, dell’ambiente e del paesaggio. Questi impianti stanno infatti in piedi solo grazie agli incentivi che noi tutti paghiamo nelle bollette della luce per un totale di oltre 1 miliardo di euro all’anno.

La loro costruzione rappresenta inoltre un fattore di incremento del rischio idraulico e geologico per le opere di scavo e di ricollocazione del materiale di risulta.

I 2000 nuovi impianti in istruttoria, quasi tutti “mini”, cioè sotto il megawatt di potenza, compresi quelli iscritti a registro sia in posizione utile che non utile, tutti assieme produrrebbero un altro millesimo dell’energia consumata in Italia in un anno. Poi basta. Resterebbe da grattare solo il fondo del barile, perché in questi ultimi anni, a seguito della Direttiva energia e degli incentivi che remunerano ogni kwh prodotto 3 volte il valore di mercato, sono state presentate tutte le richieste possibili a partire ovviamente da quelle più interessanti dal punto economico-finanziario, in primo luogo impianti con lunghe condotte sui tratti iniziali dei torrenti montani a monte delle grandi derivazioni idroelettriche storiche, in quel residuo 10 per cento dei nostri corsi d’acqua che ancora manteneva caratteristiche di elevata naturalità.

E’ importante tener presente che molti di questi impianti iscritti a registro GSE sono solo progetti non ancora autorizzati e iscritti con il solo titolo concessorio a derivare l’acqua, titolo emanato in una fase molto precoce dell’iter, in virtù del decreto ministeriale del 6 luglio 2012 che dà – ai soli impianti idroelettrici – la possibilità di iscrizione ai registri con titolo autorizzatorio o titolo concessorio, che son cosa ben diversa.
Essendo state presentate ad oggi tutte le richieste possibili, il poco che ancora rimane da salvare in Italia si trova tra gli  impianti non ancora autorizzati ancorché provvisti di questa concessione preliminare.

L’Europa ci tiene d’occhio: ricordiamo che è in corso la procedura EU PILOT 6011 2014 ENVI che porterà sicuramente ad una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia (in quanto le autorizzazioni finora concesse e le istruttorie in corso non rispettano né la Direttiva Acque né le Direttive Habitat e VIA) e che nel 2015 si è aggiunta un’ulteriore procedura EU PILOT 7304 2015 ENVI.

La recente comunicazione della Commissione Europea “Disciplina in materia di aiuti di stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014 2020 ( 2014/C 200/01)”, che indica come gli Stati membri devono erogare incentivi, proprio nella consapevolezza di questo problema, all’articolo 117 raccomanda che gli incentivi all’idroelettrico rispettino la Direttiva quadro Acque, cosa che attualmente in Italia non avviene.

E’ evidente che è impossibile per l’Italia rimediare a questi ritardi introducendo nuove regole “in corsa”, mentre si procede ad autorizzare con le vecchie regole i duemila impianti in istruttoria.
Se anche si facessero tutti gli sforzi per mettersi tardivamente al passo con quanto richiesto dalle Direttive europee, questo risulterà inutile se contemporaneamente non si fermeranno tutte quelle procedure autorizzative che sono andate avanti solo perché la normativa italiana è inadeguata a tutelare i suoi fiumi.

Sarebbe auspicabile quindi che, in attesa di recepire correttamente le Direttive Acque, Habitat e Via, si evitasse di incentivare la realizzazione di impianti non conformi alla normativa europea e a quella che l’Italia necessariamente dovrà varare per non peggiorare la già precaria situazione qualitativa-quantitativa dei suoi corsi d’acqua.
Oltre a questo, si sta andando verso una revisione del calcolo del Deflusso Minimo Vitale, cioè verso un deflusso ecologico o ecoflow, che con ogni probabilità porterà all’obbligo di rilasciare un volume maggiore di acqua nei corsi d’acqua, e ciò metterà in discussione anche gli ipotizzati rientri economici di questi impianti, insostenibili dal punto di vista ambientale, proprio perché fanno riferimento a una normativa che dovrà per forza venire superata in senso migliorativo.

Nei prossimi 10 anni, anche nolente, l’Italia dovrà seguire l’esempio di altri paesi che già lavorano nella direzione della riqualificazione fluviale (vedi la Francia). Tanto vale rinunciare da subito a deteriorare: ne guadagneranno l’ambiente, le nostre bollette (in particolare quelle delle piccole imprese) ed eviteremo di dover pagare le sanzioni europee.
I firmatari dell’appello nazionale sull’idroelettrico

 

«Il Governo non penalizzi

il settore idroelettrico»

Gio, 09/04/2015

Z. Sovilla

Il senatore trentino Vittorio Fravezzi (Upt) chiede al ministro Federica Guidi di non cambiare i criteri per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici. «Il Governo dovrebbe mantenete gli stessi criteri di priorità nella redazione della graduatoria per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici, in particolar modo per gli impianti idroelettrici, previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio 2012. Qualora si modificassero tali criteri, si colpirebbe soprattutto la nuova generazione da rinnovabili, che è la via più genuina di utilizzo delle fonti pulite, bloccando un settore che finora ha dimostrato di avere grandi opportunità di crescita anche occupazionale».

Lo richiede il senatore Fravezzi, che, sollecitato anche da molti operatori del settore delle energie rinnovabili, ha presentato una specifica interrogazione parlamentare ed inviato una missiva alla ministra per lo Sviluppo Economico Guidi per sensibilizzare il Governo su questo argomento. Il senatore tiene a ricordare che durante l’esame della legge di stabilità 2015 aveva presentato a tal riguardo uno specifico emendamento, mentre, alla Camera dei Deputati, era stato approvato un ordine del giorno che impegnava il Governo a valutare l’opportunità di adottare misure incentivanti per quegli impianti idroelettrici, già dotati di concessione che attualmente non rientrano nel contingente di potenza previsto, anche attraverso una migliore distribuzione degli attuali incentivi per le altre fonti rinnovabili.

«Molti imprenditori hanno riposto delle legittime aspettative nei bandi precedenti, convinti che sarebbero rientrati nei criteri di priorità fino ad oggi adottati e previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio del 2012. Prevedere nel nuovo decreto, attualmente in fase di elaborazioni, criteri di priorità totalmente diversi, danneggerebbe pesantemente un settore, come l’idroelettrico, che  ha  dimostrato in questi anni di avere una ricaduta  assai positiva per il territorio ed è storicamente  molto importante  per  lo  sviluppo  del  tessuto industriale e sociale italiano. Sarebbe invece auspicabile – si legge nella lettera di Fravezzi al Ministro Guidi – che il nuovo decreto  tenesse in considerazione criteri di priorità per gli impianti idroelettrici che tendano a recuperare gli impianti già presenti nel registro IDRO_RG2014 – tabella C (cioè gli impianti in posizione tale da non rientrare nel contingente di potenza previsto) ma esclusi nella precedente graduatoria».