Perché dichiariamo “basta incentivi” e non chiediamo leggi di tutela

Integrazione alla Petizione al Governo per togliere incentivi e “pubblica utilità” al mini-idroelettrico

PERCHÉ DICHIARIAMO “BASTA INCENTIVI” E NON CHIEDIAMO LEGGI DI TUTELA

L’emergenza che dobbiamo oggi affrontare sono le domande in itinere. L’unica soluzione possibile è agire sull’incentivo, perché tutte le modifiche normative introdotte finora si sono rivelate ovunque inefficaci.

A partire dal 2000, e soprattutto dal 2009, lo Stato italiano ha destinato molti soldi e incoraggiato la presentazione di domande per nuovi impianti idroelettrici in assenza di pianificazione e di normative di tutela, addirittura in mancanza della classificazione e della conoscenza dello “stato” dei corsi d’acqua.

Sotto la spinta dell’incentivazione, sono state quindi presentate domande su tutti corsi d’acqua ancora non sfruttati, a partire ovviamente da quelle più interessanti dal punto economico-finanziario. Si tratta per lo più di impianti con lunghe condotte sui tratti iniziali dei torrenti montani, a monte delle grandi derivazioni idroelettriche storiche, in quella minima percentuale dei nostri corsi d’acqua che ancora manteneva caratteristiche di elevata naturalità.

Per fare un esempio, in provincia di Belluno, le domande sui corsi d’acqua più significativi e meritevoli di tutela si sono concentrate dal 2009 al 2013, anno in cui la Regione si è finalmente decisa a deliberare sui siti non idonei, cosa che avrebbe potuto fare a partire dal 2010.

Altre domande si sono aggiunte fino al 2016, anno di emanazione dell’Aggiornamento del Piano di Gestione delle Acque, che contiene una prima classificazione in qualche modo conforme alla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, e di alcune Misure di Tutela che però non si applicano ai progetti già presentati.

Solo molto anni dopo aver introdotto l’incentivazione, Stato e Regioni hanno iniziato a mettersi – almeno formalmente – in regola con le normative europee. Un processo lento e non ancora concluso.

Si sottolinea che tutte le nuove regole introdotte sono rese inefficaci dalla impossibilità di applicarle alle domande in istruttoria.

Nel 2014 si contavano in Italia 2000 domande in istruttoria, corrispondenti ad altri 3.000 km di corsi d’acqua intubati, per le quali nessuna regola introdotta nel frattempo è stata finora applicata né potrà valere.

Sempre nel 2014 alcune centinaia di associazioni nazionali regionali e locali, nella consapevolezza che il sacrificio ambientale, paesaggistico ed economico imposto ai territori non è giustificato dalla produzione energetica di questi impianti, hanno sottoscritto l’Appello Nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico che chiedeva, tra l’altro, la sospensione delle autorizzazioni in corso, la revisione del sistema incentivante e l’apertura di un tavolo nazionale di confronto. L’Appello Nazionale è rimasto però del tutto inascoltato e oggi la situazione è, se possibile, ulteriormente peggiorata.

A causa della complessa normativa esistente, gli Enti coinvolti nelle procedure autorizzative (Stato, Regioni, Province, Comuni) sono paralizzati dal timore dei ricorsi e sono di fatto succubi dei proponenti e dei concessionari a cui la normativa statale ha dato in mano il coltello dalla parte del manico.

Anche i nuovi decreti del Ministero dell’Ambiente del febbraio 2017 n 30 sul deflusso ecologico e n 29 sulle valutazioni ex ante dei progetti, potranno essere utili solo in futuro quando saranno definitivamente in vigore. Inoltre, tali decreti saranno di difficile applicazione in quanto molto tecnici, poco chiari e con ampio spazio lasciato alla discrezionalità. Soprattutto, tali decreti non potranno porre rimedio alla situazione che si è venuta a creare, non essendo applicabili alle domande in istruttoria.

La situazione descritta riguarda, con poche varianti sul tema, tutte le Regioni italiane, a dimostrazione che il problema non è superabile a livello regionale. Siamo in emergenza e l’unica arma efficace per tutelare i corsi d’acqua è togliere gli incentivi mettendo fine alla speculazione.

18 novembre 2017

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