Confindustria Belluno Dolomiti: non sempre chi investe in montagna è un eroe

Comunicato 8 maggio 2018

Confindustria Belluno Dolomiti: non sempre chi investe in montagna è un eroe 

Nelle ultime settimane la stampa ha dato molto risalto alla nascita di «Confindustria per la Montagna”, una rete delle Federazioni regionali che si propone di mettere la “questione montagna” al centro dell’agenda politica per promuovere lo sviluppo delle terre alte tra sostenibilità e innovazione.

Confindustria Belluno Dolomiti ha aderito con entusiasmo all’iniziativa e per voce del suo presidente (uscente) Barbini ha dichiarato che “chi investe in montagna è un eroe” evidenziando come banda larga, meno burocrazia e defiscalizzazione siano misure necessarie per sostenere le industrie che operano in periferia e impedire che si spostino in aree meglio servite.
Ha poi aggiunto che è ora di finirla con i comitati (impegnati nella difesa dei Beni Comuni) che trovano da ridire su qualsiasi progetto di infrastruttura, e che gli imprenditori sono i primi ad essere consapevoli che lo sviluppo economico va coniugato con la qualità della vita e del contesto in cui si vive, e quindi dell’ambiente.

Ma una cosa sono le parole, altra cosa i fatti.
E mentre le parole esprimono valori, questione morale e contrasto allo spopolamento, concetti che mettono tutti d’accordo, i fatti ci dicono che Confindustria Belluno Dolomiti, almeno in un campo, quello delle “energie verdi”, è impegnata da anni nella cosiddetta “valorizzazione” della montagna, ma senza il minimo riguardo per territorio e ambiente.

Lo ha fatto attraverso la EN&EN, una società costituita su sua iniziativa da aziende appartenenti a vari settori della realtà industriale bellunese, che a partire dai primi anni 2000 ha progettato e portato a realizzazione decine di centraline idroelettriche sui torrenti scampati allo sfruttamento della SADE della prima metà del secolo scorso. Progetti che hanno portato a intubare decine di chilometri di corsi d’acqua per far arrivare nelle tasche degli investitori centinaia di migliaia di euro in incentivi governativi alle rinnovabili a fronte di un contributo risibile rispetto al fabbisogno energetico nazionale e alla riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, con conseguente aggravio di spesa sulla bolletta della fornitura elettrica che ogni utente paga. Ma qualcosa deve essere andato storto se alla fine la EN&EN si è trovata a dover portare i libri in tribunale, dopo aver messo sul mercato finanziario decine di concessioni che in parte sono già andate a finire nelle mani di società straniere.

Per riassumere: EN&EN, cioè Confindustria Belluno Dolomiti, non solo ha procurato un grave danno ambientale e un impoverimento alla montagna bellunese allo scopo di intascare gli incentivi governativi alle rinnovabili per la classica “pipa de tabaco” in termini di energia prodotta, ma ha anche messo in mano straniere le nostre acque per uscire di scena con le ossa rotte, almeno secondo le notizie apparse sulla stampa.

Tirato un (pietoso) velo sull’idroelettrico, Confindustria Belluno Dolomiti si sta ora impegnando con fervore nel rilanciare il prolungamento dell’A27, non si capisce bene con quali vantaggi per la provincia, se non briciole pagate a un prezzo salatissimo.

In conclusione, e per parlare chiaro, le risorse delle terre alte (acqua, boschi, terreni non ancora contaminati, paesaggi etc.) fanno gola a tanti, come farebbe gola a tanti poter costruire grandi opere viarie a cavallo della catena alpina in barba ai trattati internazionali.

Se la mission di Confindustria Belluno Dolomiti è fare gli interessi suoi e dei suoi aderenti, la nostra è difendere i Beni Comuni. A ciascuno il suo. Ma perlomeno, visto che in alcuni casi la scelta è, al di là degli enunciati, quella di “spolpare la montagna” piuttosto che di contribuire a farla vivere per affrontare con meno incertezze le sfide del futuro, abbia perlomeno la decenza di non farsi passare per il salvatore della patria.

Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore

 

 

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