«Basta incentivi»: lo scontro col Pd porta il Comitato fino alla Capitale

Dal Gazzettino dell’11 novembre 2017

«Basta incentivi»: lo scontro col Pd porta il Comitato fino alla Capitale

BELLUNO Giovedì 23 novembre alle 15 a Roma. Il Comitato Acqua Bene Comune ottiene un incontro con la viceministra all’Economia Teresa Bellanova. Ma ieri sera, nella sede del Partito Democratico di via Plebiscito, è stato scontro duro. Un testa a testa tra i rappresentanti del partito, il parlamentare Roger De Menech, la segretaria provinciale Erika Dal Farra e Irma Visalli responsabile settore ambiente per il Pd a livello regionale, e gli attivisti contrari all’idroelettrico; uno scontro in cui sono volate parole grosse, toni concitati e accuse. Il gruppo ha ottenuto l’appuntamento al Ministero, ma il gol non ha rasserenato gli animi.

Il nodo incentivi, il vero problema alla base della proliferazione dei mini impianti in provincia, poteva essere risolto prima e il dito degli attivisti ora è puntato contro il Pd. «Sono due anni che andiamo avanti a spiegare il problema degli incentivi ha dichiarato Nico Paulon, davanti alla delegazione salita nella sede del partito e intanto non si è mosso nulla. Se non protestavamo non saremmo mai arrivati a questo risultato. Ammettete che il partito, a livello nazionale, finora ha dormito». Lorenzo Bogo, attivista anche lui, ha rincarato la dose fino a invitare i tre a togliere dalla tasca la tessera e a rinnegarla. «A tre mesi dalle elezioni venite a fare politica sull’acqua ha detto ai tre -, dovete piantarla, non siete in grado di impegnarvi».

Ciascuna delle due parti pretendeva la propria porzione di ragione e di riconoscimento e, nonostante il risultato ottenuto con la discesa a Roma del 23, i toni del confronto sono rimasti. Il vis a vis, d’altra parte, è arrivato alla fine di un oltre un mese di campagna Adesso Basta Incentivi! in cui a più riprese il Comitato ha attaccato De Menech accusandolo di essere sordo e cieco davanti ai problemi del suo territorio.
«Siamo qui perché non abbiamo paura di confrontarci la risposta di De Menech -, non mi piacciono i metodi che usate e nemmeno come focalizzate il tema attorno ad un unico partito, non lo trovo intelligente. Ridurre il tutto ad una battaglia contro tizio o caio non ci aiuterà a raggiungere un risultato di comunità. Non siamo stati con le mani in mano». La richiesta è semplice: per gli attivisti gli incentivi all’idroelettrico devono essere fermati subito. «Nel momento in cui non vengono più dati soldi questi investimenti non risultano più remunerativi ha spiegato Paulon -. L’unico modo per bloccare questo sfruttamento irrazionale è togliere gli incentivi e chi lo deve fare è il Governo».
Alessia Trentin

 Negli ultimi anni sulla poca acqua ancora disponibile sono nati una cinquantina di nuovi impianti. Almeno un centinaio sono le richieste di derivazione d’acqua depositate in Regione e ora in istruttoria. Con il Piave sfruttato per oltre il 90% del suo corso e con oltre cento piccoli impianti già presenti sul territorio, che ora rischiano il raddoppio, non c’è più tempo da perdere. Il Comitato Acqua Bene Comune lo ripete da un po’ e ora, dopo anni di approfondimenti e battaglie, ha colto il nodo del problema: quel miliardo e 300 milioni di euro che ogni anno il Governo concede in forma di incentivi ai signori dell’idroelettrico. Questi aiuti fanno nascere come funghi nuovi mini impianti che, altrimenti, non si reggerebbero. Oggi in Italia le piccole centraline sono 2 mila e, insieme, producono appena il 2 per mille dei nostri consumi. Questi numeri, riportati in un dossier steso dagli stessi attivisti, sono ora alla base di tutta la battaglia.

 

 

 

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